Chicchi di Caffé

Chicchi di Caffé n.1

Il segno dei tempi

Viviamo in un tempo strano, dove quelli che un tempo erano diritti ora sono considerati privilegi, dove i figli pericolosamente sono messi contro i padri.


Il segno dei tempi                              
 
Una delle sedi dell’A.B.I. (Associazione Bancaria Italiana)   a Roma è situata  in via delle Botteghe Oscure 4, nell’ex sede del P.C.I. (Partito Comunista Italiano).
Quel palazzo ha visto  passare nelle sue stanze pezzi importanti passati e recenti della storia Italiana.
L’insediamento di A.B.I. in quella sede  è come un colpo di spugna simbolico alla memoria storica di una classe politica e sociale e la attestazione  che il potere oggi più di ieri è detenuto dalle banche, dalla finanza.
 Il punto d’arrivo attuale ci sembra definito da un sostanziale svuotamento dei contenuti che alla politica dovrebbero appartenere: luogo di sintesi tra interessi diversi; luogo di mediazione dei contrasti e dei conflitti; tentativo d’equilibrio tra le esigenze plurime che abitano una società civile.
In effetti poco è rimasto di tutto ciò e la politica tende sempre più a diventare una superficie di immagini, dove gli addetti ai lavori si scambiano ora vuote opinioni, ora insolenze di facciata; nei casi migliori la politica sembra essere semplice esecutrice degli interessi delle grandi centrali economiche.
Viviamo in un tempo strano, dove i principi sembrano tutti ribaltati, dove quelli che un tempo erano “diritti” ora sono considerati “privilegi” da abbattere, dove i figli “pericolosamente” sono messi contro i padri.
Il mondo cambia attimo dopo attimo e così la nostra prospettiva: è come se fossimo sopra un razzo lanciato alla velocità della luce, non facciamo in tempo a fissare un punto che è già superato e non lo vediamo più. Soltanto pochi giorni fa, abbiamo concluso le assemblee per il rinnovo del CCNL e già si annunciano esuberi per i prossimi anni (si parla di 47.000 uscite), si parla del nuovo modello di banca e dell’avvento sempre più marcato e imponente delle nuove tecnologie.
L’elemento umano in questo contesto ha sempre più un ruolo marginale, tant’è che  non siamo più persone ma numeri di matricola in mano agli Uffici Risorse Umane.
Oggi più che mai è importante recuperare la memoria storica, la consapevolezza del percorso che ci ha portato fin qui: girarsi indietro e riscoprire la solidarietà e la dignità per cui ogni essere umano ha lottato per vederli riconosciuti e che invece oggi rischiano di essere cancellati dalla logica del profitto.

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